Storie di Tennis
30/4/2017
La leva tennistica dell'87, quel torneo al Giotto di 16 anni fa


128 promettenti under 14 parteciparono al Torneo ETA Under 14 organizzato dal Ct Giotto nel 2001. Pochi hanno veramente sfondato (eccome!), tanti hanno solo coltivato un bel sogno. La storia di quel torneo e soprattuto dei suoi partecipanti.


11/10/2016
Intervista a Giulia Capocci, campionessa italiana wheelchair


Giulia ci vede da lontano e ci viene incontro con la sua carrozzina lungo i vialetti del Ct Giotto di Arezzo. Orgogliosa, ci mostra i due scudetti tricolori conquistati in singolo e doppio ai Campionati Italiani al Tc Monviso. Ogni metro che percorriamo, la neocampionessa italiana è fermata dai soci del circolo aretino che si complimentano con lei. Giulia Capocci, 24 anni, valdarnese di Terranuova, è diventata la beniamina adottiva del Ct Giotto.

Giulia, quando hai iniziato a giocare a tennis?

A 10 anni al Tc Montevarchi con il maestro Andrea Chechi. Nel 2012 ho vinto diversi tornei di 4^ categoria e sono stata promossa alla categoria superiore. Nel frattempo avevo iniziato a collaborare con il mio maestro e avevo conseguito la qualifica di istruttrice PTR e FIT.

Poi cosa è successo?

A febbraio 2013 mi sono rotta il menisco e mi sono dovuta operare al ginocchio destro. In fase di riabilitazione ho iniziato gradualmente a perdere la mobilità e la sensibilità della gamba destra, a partire dal piede fino a giungere, nell'arco di un anno, all'anca e al gluteo. Dai sintomi, in un primo momento, mi era stata diagnosticata una malattia rara, un'algodistrofia o CPRS (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa). Ma ancora, a oltre tre anni di distanza, i medici non sono ancora giunti a una diagnosi definitiva. L'unica cosa certa è che a 21 anni mi sono ritrovata su una sedia a rotelle, in fondo a un tunnel buio in cui non scorgevo più la luce.

Fino a quando non hai riscoperto la tua grande passione?

Già. Stavo attraversando un periodo di grande depressione quando, quasi per caso, nell'estate 2014 ho assistito a un torneo Wheelchair dove ho fatto amicizia con dei giocatori. Mi hanno invitato a seguirli anche in altri tornei e presto mi sono nuovamente ritrovata con la racchetta in mano. Ho subito capito che il tennis sarebbe stato nuovamente la mia vita.

Ti mancava però un circolo dove poterti allenare...

E qui subentra il Ct Giotto che, grazie all'interessamento del Direttore Generale Jacopo Bramanti, mi ha accolto a braccia aperte e con grande entusiasmo. Dal settembre scorso, quando non sono in giro per tornei, mi alleno tutti i giorni con il maestro Giacomo Grazi e con la preparatrice fisica Ester Baschirotto.

Quando hai iniziato ufficialmente la tua seconda carriera tennistica?

Mi sono tesserata a settembre e, a dicembre, ho preso parte al mio primo torneo nazionale a Padova. Sono stata inserita nel secondo tabellone maschile ed è stata subito vittoria. Da allora è proseguita in modo intenso la mia attività nazionale e internazionale. Sono arrivati i successi di Brescia e Antibes e la convocazione nella rappresentativa azzurra.

Successi culminati con la vittoria in singolo e in doppio ai Campionati Italiani...

Sinceramente speravo di arrivare in finale, ma non pensavo di poter superare Marianna Lauro, numero uno d'Italia e mia compagna in nazionale. Nel primo set ero completamente bloccata, poi ho avuto una reazione d'orgoglio ed è arrivato il titolo in rimonta.

Dopo l'ultimo punto, a chi è andato il primo pensiero?

Ai miei genitori, ai miei maestri e al Ct Giotto.

Sullo slancio, hai giocato un gran torneo internazionale, la settimana successiva, sempre a Torino...

Si, sulla carta avevo un sorteggio proibitivo. Ma sulle ali dell'entusiasmo ho superato la n.15 e la n.23 mondiale per poi arrendermi, solo al terzo set, in semifinale contro la n.9. Grazie a questi risultati ho raggiunto la 36esima posizione mondiale.

Rimpianti per non aver potuto partecipare alle Paralimpiadi di Rio?

Sinceramente, no. Quando è stata stilata la lista dei partecipanti non avevo ancora una classifica internazionale sufficiente. Sarebbe stato bello essere a Rio, ma sarebbe avvenuto tutto troppo in fretta. In fondo, ho iniziato la mia esperienza nel Wheelchair solo 10 mesi fa.

Prossimi obiettivi?

Allenarmi duramente, partecipare ai più importanti tornei internazionali e scalare la classifica mondiale. E tra quattro anni, a Tokio, giocare le mie prime Olimpiadi con tanta  consapevolezza ed esperienza in più.

Cosa ti ha insegnato il tennis in questi anni?

Che nel campo, come nella vita, non bisogna mollare mai.

 

(Intervista di Alessandro Terziani pubblicata sul numero di ottobre de Il Tennis Italiano)



27/9/2016
Io, Robertina e il piercing


Il mio personale diario dell'11 settembre 2015 agli US Open, il giorno in cui Roberta Vinci ha sconfitto Serena Williams. Una delle più grande sorprese nella storia dello sport.

"Io, Robertina e il piercing" ha vinto la 5^ edizione del concorso letterario nazionale "La cultura della memoria" riservato ai racconti sportivi.

Il racconto è piaciuto molto anche alla protagonista, Roberta Vinci, che si è nuovamente emozionata nel rileggere le proprie gesta (vedi mail di ringraziamento).



14/3/2016
Ogni favola è un gioco: Niccolò e Filippo, 432 volte bravi


Niccolò sta conducendo 5-4 su Filippo nel primo set. Vantaggio pari. Nonostante siano ancora due bambini capiscono l'importanza del prossimo punto. Lo scambio inizia in modo serrato, entrambi cercano il colpo vincente ma l'avversario è insuperabile. Diritti, rovesci, traiettorie lungolinea e incrociate. I pochi spettatori presenti, genitori e amici, iniziano a entusiasmarsi. Nessuno dei due giocatori riesce a prevalere sull'altro. Un maestro a bordo campo inizia a conteggiare il numero dei colpi giocati. 20, 30, 40. Passano i minuti. L'atmosfera si fa elettrica. I due avversari  iniziano a comprendere che stanno vivendo un'esperienza forse unica, irripetibile. 100, 110, 120. La voce si sta diffondendo nel circolo. Spettatori occasionali accorrono ad assistere a questo scambio interminabile. Niccolò e Filippo non cercano più il vincente, la loro unica preoccupazione è tenere in campo quella pallina gialla. 250, 260, 270. I due bambini sono adesso complici in un'avventura quasi magica, come sospesi nel vuoto, isolati dal mondo. Le voci e gli incitamenti degli spettatori giungono ovattati, in lontananza. 310, 320, 330. Niccolò e Filippo, sono felici, sorridono. Dopo essere stata colpita e spettinata 432 volte, dopo 12 interminabili minuti, la povera pallina gialla decide che è l'ora di farla finita. Approfitta dell'ennesimo rovescio  incrociato di Filippo per scappare via, lontano, laddove Niccolò non la potrà mai raggiungere. I due bambini, non curanti delle urla e degli applausi del numeroso pubblico, si avvicinano alla rete e si abbracciano a lungo sapendo di aver vissuto qualcosa di epico che nei racconti futuri assumerà toni quasi leggendari.

Questa che sembra una favola è in realtà il racconto di uno scambio da record che ha visto per protagonisti Niccolò Pileri e Filippo Pichi durante l?incontro tra le formazioni under 12 dello Junior Tc Arezzo e del Ct Giotto. Per la pura cronaca, la partita è stata poi vinta da Pileri 6-4 6-2. Bravi, 432 volte bravi.

(Alessandro Terziani)



2/11/2015
Flavia, Roberta e... Maria Letizia


Lo scrittore e giornalista aretino Francesco Caremani racconta sulle pagine del Corriere della Sera la storia di Maria Letizia Zavagli. La tennista bibbienese, maestra del Tc Castiglionese, campionessa italiana under 14 a spese di Flavia Pennetta sembrava destinata a grandi traguardi ma... 


1/10/2015
Court 22


Racconto, tra realtà e fantasia, di un'incredibile match vinto in rimonta da un azzurro in un campo periferico al primo turno degli Australian Open e dell'empatia che si crea tra il giocatore e un connazionale giornalista.

Court 22 è giunto secondo a un concorso letterario nazionale per racconti sportivi.


18/10/2012
Storia del tennis aretino, 9^ puntata - La nascita dello Junior





Lo Junior Tennis Arezzo nacque nel 1971.

Ivo Misesti, che avevamo lasciato nel nostro racconto come presidente e fondatore del Circolo Tennis Arezzo fino al 1963, dopo aver lasciato la carica per incompatibilità, era diventato presidente provinciale del Coni.

Racconta con orgoglio : "Nel 1965 ero riuscito ad ottenere tramite l'aiuto del Coni nazionale un appartamento in Via Eritrea di 10 vani, eravamo tra le poche organizzazioni nazionali ad aver istituito una sorta di moderno centro medico. Ogni sport aveva una stanza per poter fare degli incontri e utilizzarla come segreteria e le ultime due erano destinate per fare le visite mediche. Si parla del 1965! In pochi giorni gli atleti che lo volevano potevano fare la visita medica-agonistica".  Questo ottimo lavoro fu notato a livello nazionale e Ivo ben presto diventò consigliere Nazionale della Federazione Italiana Tennis. Parallelamente all'ambito sportivo Misesti era diventato un conosciuto professionista, e quindi anche nell'ambito lavorativo le soddisfazioni non mancavano.

Ricorda Ivo:" Avevo un appezzamento di terra nella zona di Via San Filippo e decisi di costruire un vigneto. Eravamo già pronti per lo scasso del terreno. Mi recai in quei giorni a Roma per una riunione federale e mentre viaggiavo con l'automobile, attraversando la campagna umbro-toscana, mi voltavo a destra e vedevo un vigneto, a sinistra idem! Non ci avevo mai fatto caso prima; anche se c'ero passato molte volte .....". Tornai a casa e cambiai idea: "Chi me lo fa fare di costruire un vigneto, ce ne sono già tanti!" pensavo. A quel punto l'idea fu quella di costruire un campo da tennis privato. 

Un mio amico dell'epoca, saputo della mia idea mi rimproverò: "Ma sei matto a fare un campo da tennis privato! Se inviti la gente, vorrai costruire uno spogliatoio? Oppure pensi di far cambiare gli ospiti e far fare loro la doccia in casa tua? E poi, se vengono a giocare a casa tua si spargerà la voce e tu non sarai più libero di fare ciò che vorrai, sarai schiavo degli orari degli altri! Infine farai brutta figura se non costruisci una sorta di piccolo bar per far dissetare gli ospiti. Per carità Ivo non fare questo errore!". 

Continua Ivo "Queste frasi dette in maniera terrorizzante mi fecero nuovamente cambiare idea! Decisi di dirottare le mie forze sulla costruzione di un piccolo circolo tennis, limitatissimo, esclusivo, una sorta di piccolissima accademia, con ingresso scelto e limitato e decisi di chiamarlo Junior Tennis Club.

Purtroppo  i colleghi che mi avevano sostenuto nell'iniziativa, al momento di affrontare il discorso economico fecero un passo indietro e quindi l'esborso monetario fu notevole". Ma il peggio doveva ancora arrivare...

"Un conoscente che lavorava in Comune mi contattò allarmato e mi disse che avevo forse compiuto un piccolo abuso. Le leggi già allora erano poco chiare ma c'era questa possibilità. L'architetto che mi aveva seguito durante tutto il percorso della costruzione, si imbestialì e corse pochi giorni dopo in Comune molto offeso e arrabbiato, ma tornò con la coda tra le gambe! Esisteva la possibilità che non avessimo seguito in maniera corretta per la legge tutte le procedure e che quindi c'era il rischio di aver commesso un abuso edilizio.

Mi recai dal Sindaco (Dott. Ducci) e mi confermò anche lui che le cose non erano chiare. Mi consigliò di auto denunciarmi per far diventare quella zona adibita ad utilizzo sportivo e quindi sottoporla a vincolo per far si che un domani non ci fosse la possibilità di far costruire altro. Con quella sentenza, che  avrebbe fatto chiarezza, il Comune avrebbe poi inserito la zona dello Junior Tennis nel piano regolatore, come zona di impianti sportivi e quindi "protetta". Cosi feci. Mi auto denunciai, subii un processo e il Pretore Randò (che tra l'altro conoscevo di vista e sapeva della mia passione per il tennis) quando mi vide e lesse l'imputazione scoppiò prima a ridere e poi si arrabbiò contro il sistema giudiziario che faceva perdere del tempo per queste sciocchezze!  Naturalmente tutto finì con un decreto di assoluzione".  Dopo la positiva sentenza tutto fu regolarizzato e inserito nel Piano Regolatore come zona di attrezzatura sportiva e quindi vincolata.

La posizione del Circolo in aperta campagna, faceva si che la strada che arrivava al Circolo fosse molto stretta. La via fu allargata e di mia iniziativa (raccogliendo le firme dei residenti in Via San Filippo, Via della Cella e di tutti i soci) feci creare una piccola piazzola qualche decina di metri più in basso dell'attuale cancello d'ingresso del Circolo. Attualmente in quella piazzola c'è posizionato un palo della luce e l'ingresso ad una villetta. L'idea era quella di far arrivare fino al Circolo i bus urbani dell'Atam e farli girare nella piazzola, vista la progressiva urbanizzazione di Arezzo in altre zone in quel periodo. Nulla da fare! La pericolosità della strada e delle manovre da compiere furono evidenziate come impossibilità da parte dell'Atam e dei propri Sindacati a venire fino a lassù e quindi il Circolo non fu mai inserito nella rete di Linee Urbana della Società di Trasporto. 

Il circolo partì con due palazzine separate (segreteria + docce e servizi) e via via furono costruiti i 6 campi che attualmente sono presenti.

Il campo 6 merita un discorso a parte: per chi ha frequentato o frequenta lo Junior Tennis può notare che il Campo è posizionato in maniera perpendicolare a tutti gli altri, ed è costruito avendo il sole in faccia la mattina da una parte e per par condicio il sole in faccia la sera dall'altra! La "brillante" idea venne attuata per far spazio nell'adiacente parcheggio a qualche posto auto in più. Il progetto iniziale prevedeva i sei campi disposti tutti nella stessa direzione (nell?allegato è possibile vedere il progetto iniziale).

Il Circolo tecnicamente partì da una piccola scissione del CT Arezzo con il quale tuttavia sono sempre rimasti ottimi rapporti visto il continuo scambio di giocatori.

Da un punto di vista fiscale fu suddivisa in due società. "Mi avvalsi delle conoscenze professionali e decisi di dividere gli immobili dalla Società Sportiva per beneficiare di vantaggi fiscali. All'epoca era una cosa inusuale e fu copiata poi successivamente da diversi circoli. La Società Sportiva versava un piccolo affitto alla società proprietaria dell'immobile per coprire le poche spese di ordinaria amministrazione che aveva. Quando venivano fatti dei lavori straordinari all'immobile, l'affitto aumentava.

Da un punto di vista sportivo la S.A.T. (scuola addestramento tennis) partì a razzo e già dopo pochi anni arrivammo alla notevole cifra di 180 ragazzi.

Adriano Panatta che a quell'epoca era all'apice della sua carriera aveva come sponsor (anche con il mio tramite) la ditta Lebole. Ogni volta che Adriano veniva ad Arezzo (e io ne venivo a conoscenza) doveva fare una deviazione verso lo Junior Tennis Arezzo (nella foto, Panatta con i ragazzi della SAT dello Junior).

(I l racconto della nascita dello Junior Tennis Arezzo è stata possibile grazie ad alcune ore di chiacchierata con Ivo Misesti nel suo studio. I ringraziamenti sono doverosi).



9/10/2012
Intervista a Roberto Verdelli (da Il Tennis Italiano, agosto 2003)


Roberto, quando hai iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare a 13 anni, nel 1959, per stare vicino ad una mia ?simpatia? adolescenziale che aveva iniziato a frequentare i primi corsi organizzati dal Ct Arezzo, a quei tempi l?unico circolo cittadino.
Poi cosa è successo?
La ragazzina ha smesso di giocare ed io ho contratto la malattia del tennis che ancora oggi mi perseguita.
Ti ricordi ancora il primo torneo vinto? Certamente, i Campionati Provinciali juniores, nel 1964, contro il più quotato Giancarlo Niccolai per 11-9 al terzo set.
Da quel successo iniziò un?ascesa continua?
Si, l?anno successivo diventai campione provinciale assoluto superando Ivo Misesti, incontrastato mattatore del tennis aretino per oltre un decennio. Nel 1966, disputai una stagione molto intensa con la partecipazione a ben 18 tornei collezionando 6 finali che mi valsero il passaggio dall?allora 1° gruppo a +4/6 della 2^ categoria. Nel biennio 1971-72 mi aggiudicai 2 titoli toscani assoluti e nel 1973 mi ritrovai al top della carriera, ?2/6, ad un passo dalla 1^ categoria.
Ma sul più bello?
Durante una partita di calcio subii un grave infortunio (rottura dei legamenti) che mi costrinse ad uno stop forzato di quasi 3 anni.
Stavi giocando a calcio con gli amici?
Macchè, devi sapere che negli anni ?60, tra ottobre ed aprile, era molto difficile giocare a tennis in assenza di campi coperti; perciò ho fatto parte di varie squadre dilettantistiche della zona arrivando a disputare alcuni campionati di 1^ categoria.
Come fu il rientro alle gare?
Purtroppo, mi ritrovai a 30 anni con la consapevolezza di avere perso gli anni migliori. Nel 1977 retrocessi in 3^ categoria ove mi sono mantenuto a buoni livelli fino al 1987, quando, ad oltre 40 anni, sono diventato NC.
Tutt?oggi, a 57 anni, vedo che frequenti assiduamente e con buoni risultati i tornei di 4^ categoria; hai forse stretto un patto con il diavolo?
Al di là dei numerosi infortuni che ho subito in carriera, ho ancora un fisico integro e, soprattutto, conservo intatta la stessa carica agonistica che avevo da ragazzo. Devo inoltre sottolineare che la nostra zona è un vero paradiso per i giocatori di 4^ categoria che, grazie al Circuito delle Vallate Aretine ben organizzato dal locale Comitato Provinciale, hanno a disposizione un calendario di oltre 20 tornei a loro riservati.
Chi sono i giocatori più forti che hai incontrato nella tua lunga carriera? Sicuramente Panatta e Barazzutti.
Quale fu il risultato finale?
Incontrai Corrado in Coppa Croce subendo un 6-4 6-3  6-4. Panatta lo incontrai nel torneo internazionale di Viareggio, vinsi a sorpresa il primo set per 6-4 e mi portai sul 40-15 nel primo gioco del secondo.
E poi?
Adriano mise il turbo ed infilò 12 game consecutivi.
I giocatori con il maggiore talento inespresso che hai incontrato?
Citerei il bergamasco Fabio Savoldelli, il compianto Giuliano Fanfani di Livorno e l?aretino Carlo Pini.
I giocatori più forti che hai visto giocare negli ultimi 40 anni?
Senza dubbio Rod Laver e Pete Sampras.
Il torneo più importante a cui hai partecipato?
Il torneo internazionale di Firenze del 1979 vinto poi da Panatta su Ramirez. Nelle qualificazioni vinsi contro un modesto cileno al 1° turno per poi perdere dal francese Tulasne. Se avessi superato le qualificazioni, nel tabellone principale avrei trovato un certo Andres Gomez?
Il torneo più particolare che hai vinto?
Una gara veterani, nel 1993, a Maenly vicino a Sidney.
Cosa ci facevi in Australia?
Devi sapere che in quel periodo ero già sposato con un?australiana di Sidney che avevo conosciuto durante un viaggio d?affari.
Tuo figlio David, 11 anni, con tali genitori non può che possedere il DNA giusto per diventare un buon giocatore?
Per il momento David, che pratica tennis e calcio, deve pensare solo a divertirsi ed imparare a comportarsi correttamente in campo.
Hai vissuto nell?ambiente del tennis non solo come giocatore?
Infatti sono stato anche dirigente federale provinciale e regionale, giudice arbitro, di sedia e di linea.
Giudice di linea?
Certo, a Perugia, nel 1971, in un incontro di Coppa Davis tra Italia e Bulgaria.
E nelle vesti di organizzatore? Sto giusto organizzando il prossimo Campionato Italiano per Avvocati che si svolgerà ad Arezzo presso il Ct Giotto dal 25/8 al 2/9.
A proposito, ma come hai fatto a laurearti in legge e a conciliare la professione di avvocato con gli impegni sportivi?
Direi grazie ad una buona organizzazione del mio tempo e soprattutto ad una grande forza di volontà che spesso rasenta la cocciutaggine.
Dall?alto della tua esperienza mi puoi dare un giudizio sulla gestione Binaghi?
Non conosco personalmente Binaghi, ma penso che stia ancora scontando gli errori delle precedenti gestioni che non hanno saputo sfruttare il periodo d?oro in cui il nostro sport era secondo solo al calcio. I risultati negativi, in particolare a livello maschile, sono sotto gli occhi di tutti. Non è pensabile che in Italia, con una così ampia base di reclutamento, non si abbiano, non dico dei top ten,  ma almeno 5-6 giocatori costantemente nei primi 100 del mondo.
Un suggerimento?
Cercare di coinvolgere, a fine carriera, i nostri migliori giocatori di caratura internazionale proponendo loro incarichi in seno alla Federazione, in particolare come coach o allenatori dei nostri migliori giovani. Qualche dirigente federale ha già pensato di contattare un patrimonio di esperienza come Gianluca Pozzi?


(L'intervista è stata effettuata da Alessandro Terziani nel 2003 e pubblicata nella rivista Il Tennis Italiano.)



4/10/2012
Storia del tennis aretino, 8^ puntata - Gli anni 70. Da Roberto Verdelli a Carlo Pini

Gli anni 70 si aprirono con la migrazione dei due tennisti più forti in altri circoli: Roberto Verdelli approdò tra le file del CT Firenze mentre Giancarlo Niccolai nell'Etruria Prato. Il temporaneo allontanamento era dovuto al fatto che il Circolo non era riuscito a garantire economicamente lo svolgimento della Coppa Croce (l'attuale Serie B).

Tuttavia i due giocatori continuano a sfidarsi nelle finali provinciali e sociali che erano sempre seguite con molto interesse dagli appassionati.

Per Roberto Verdelli il 1971 rappresenta l'anno dell'"incoronazione", visto che nel Settembre fu il primo aretino capace di vincere il Titolo Toscano Assoluto sconfiggendo in cinque set tirati il senese Andrea Fineschi.

Come già visto nella scorsa puntata Roberto venne nominato atleta dell'anno 1971 dal sindaco Ducci.

Il contemporaneo cambio al vertice del Circolo Tennis Arezzo (Simone Occhini prese il posto dell'ing. Rupi) fece si che il futuro fu visto con un certo entusiasmo. Infatti, nel 1972 grazie ad un grosso sforzo finanziario del Presidente venne riproposta la partecipazione alla Coppa Croce.

Tale sforzo fu premiato in pieno, visto che la squadra meravigliò tutti gli appassionati prendendo la testa del campionato dopo tre giornate.

Solamente le sconfitte con  i circoli blasonatissimi del CT Firenze, CT Bologna e del Parioli di Roma frenarono il grande slancio e fecero terminare il campionato con un ottimo quarto posto su nove squadre presenti.

La squadra era composta oltre che da Niccolai e Verdelli anche da Gianni Cantaloni (di rientro ad Arezzo), da Giovanni Fonnesu dal lucchese Ramacciotti (l'unico "straniero") e dal 45enne Ivo Misesti; che tra lo stupore generale ancora "bacchettava" in singolare i più giovani avversari.

Nonostante le sconfitte ci sono da ricordare alcuni match storici che hanno visto protagonista il n.1 della squadra Verdelli.

Tra le mure amiche Roberto riuscì a sconfiggere in cinque sets il campione europeo Juniores e campione italiano di Seconda Categoria Fabrizio Matteoli e del nazionale juniores Ettore Fontana.

La squadra poteva vantare un ottimo doppista come Giovanni Fonnesu.

Il 1972 si concluse con il bis di Roberto Verdelli nel campionato toscano assoluto, sempre in cinque sets sul grossetano Turcarolo.

Purtroppo nel 1973 gli infortuni a Niccolai e Verdelli impedirono di svolgere una buona annata; in particolare quello occorso al secondo ne pregiudicò il resto della bella carriera.

Nel 1974 al CT Arezzo venne assegnato l'organizzazione del girone finale della Coppa De Bellegarde, manifestazione che può essere paragonata all'attuale serie C femminile.

Il pubblico femminile partecipante fu notevole e suscitò anche un certo entusiasmo nel gentil sesso, che avevano come n.1 aretina, Maria Buoncristiano.

Intorno alla metà del decennio si mise in luce un giovane cresciuto nel circolo, ben conosciuto vista la contigua presenza della falegnameria del nonno e dai capelli nerissimi: Carlo Pini.

Giocatore funambolico, agilissimo e rapido negli spostamenti come un gatto estroso ed imprevidibile, Carlo interpretava un gioco d'attacco mai visto in precedenza, e che affascinava il pubblico presente.

Sembrava destinato ad emulare e a superare i predecessori, invece pur vincendo molto (un titolo toscano indoor, uno italiano a squadre di terza categoria con l'Etruria Prato e molti titoli provinciali) e pur giungendo anche lui al primo gradino della Seconda Categoria (l'attuale Serie B), non risponderà al 100% delle rosee aspettative, diventando tuttavia un ottimo maestro.

Il secondo lustro degli anni 70 è segnato dalla scomparsa dello storico custode (per 15 anni) del Circolo: il popolare "Alberto".

Lui rappresentava un "jolly": custode, addetto alla manutenzione, gestore del bar, esattore delle quote sociali, accordatore di rachette.

Rappresentò un punto di riferimento per tutti: arrivava alle 7 la mattina e andava via dopo il tramonto.

Diceva sempre che fuori dalle mura poteva perdersi, e forse c'era un fondo di verità in questa sua visione spontanea e limitata della vita.

Tuttavia la simpatia e la benevolenza che procurava anche in chi non era di Arezzo era famosa.

Si ricordano le sue battute assolutamente poco gentili nei confronti dei fiorentini, che venivano ogni anno ad Arezzo per disputare il torneo nazionale. Gli ingrati ospiti erano rei di averlo costretto ad eliminare il pollaio da lui costruito e mantenuto con tanta cura nello spazio sottostante all'attuale campo n.1 (dove ora c'è la segreteria).

Capitava alcune volte che durante la disputa di qualche match, qualche gallina uscisse dal recinto e salisse fino ai campi determinando l'interruzione del gioco. Questo per "i delicati" fiorentini era troppo, e non ritardarono a ribattezzare il CT Arezzo come "circolo dei polli!"  e a far rimuovere il pollaio tra la disperazione del povero Alberto.

(Tratto da Circolo Tennis Arezzo 1952-2002)

 



19/9/2012
Storia del tennis aretino, 7^ puntata - I gloriosi anni '60

Gli anni 60 rappresentarono per la società italiana un boom economico e demografico dal quale anche la nostra città fu investita.

Da un punto di vista tennistico l'Italia raggiunse per la prima volta la finale di Coppa Davis sconfiggendo i fortissimi americani e giocando la finale contro i mostri sacri australiani: Laver Emerson e Fraser.

Queste imprese tennistiche unite ad una complessiva fiducia e speranza per il futuro portò un certo fermento nell'ambito tennistico aretino.

Oltre che ai "soliti vecchietti" si aggiunsero un folto numero di "nuove leve" che fecero si che gli anni 60 possono essere ricordati come il primo passaggio generazionale tennistico.

Infatti oltre ai soliti maturi: Misesti, Buoncristiano, Iodice e Cantaloni, si affacciano alla ribalta giovani come Maurizio Bianconi, Patrizio Bertelli, ed Enrico Bergamaschi e tra i più piccoli i fratelli Fonnesu e Ottorino Allegri.

Mentre tra le donne c'è da segnalare la presenza di Daniela Martini e Luisa Rupi che spiccano sulle altre.

Senza dubbio però gli anni 60 verranno contraddistinti dalla "fioritura tennistica" di due tra i giocatori più forti della storia del tennis aretino: Giancarlo Niccolai e Roberto Verdelli.

I due raggiungono la promozione in seconda categoria; in particolare Roberto Verdelli diventerà nel 1971 il primo aretino a vincere il titolo toscano assoluto, e sarà successivamente nominato "atleta dell'anno" nel 1971 dal sindaco Ducci.

Mentre Niccolai era dotato di una grande tecnica specialmente nel rovescio, suo colpo migliore; Verdelli esibiva una grande concentrazione, un’incredibile grinta ed una resistenza allo sforzo non comuni.

Nei campionati a squadre la squadra aretina disputava sempre la Coppa Facchinetti (l'attuale serie C) dove dopo una prima fase vittoriosa, veniva sempre stoppata da squadroni come il CT Firenze (che vincerà in alcune occasioni il titolo nazionale), o dall'Etruria Prato.

Comunque sia, nel 1967 grazie alla promozione di Roberto Verdelli a seconda categoria, la compagine di San Clemente acquisì per la prima volta il diritto di partecipare alla Coppa Croce (l'odierna serie B). Fortuna volle che il girone fosse composto da squadre di "altissima nobiltà" come il TC Parioli di Roma e il TC Bonacossa di Milano che avevano tra le propria fila giocatori ex prima categoria come De Stefani, Olivieri e Guarcilena. L'incredibile entusiasmo suscitato dal poter giocare con questi campioni fece si che addirittura il CT Arezzo riuscì ad evitare l'ultimo posto sconfiggendo nell'ultima giornata il TC Pisa.

L'avventura (molto costosa economicamente) fu ripetuta negli anni successivi visto che oltre a Roberto Verdelli, la squadra di San Clemente potè schierare l'altro seconda categoria Niccolai in aggiunta a Misesti (retrocesso dalla seconda categoria) Iodice, Roberto Landi e Danilo Misesti.

La squadra aretina era composta quindi solo da giocatori locali.

Il 1969 rappresenta forse l'anno di grazia del circolo aretino: due episodi passeranno alla storia tennistica.

Il primo avvenimento avvenne in agosto quando nel torneo internazionale di Viareggio, Roberto Verdelli mise alle corde il n. 2 italiano dell'epoca: Adriano Panatta che pochi anni dopo avrebbe trionfato a Roma e Parigi. Davanti ad un pubblico eccezionale e sotto gli occhi del C.T. della nazionale Vasco Valerio che pochi giorni dopo avrebbe diramato le convocazioni per la Coppa Davis contro la Cecoslovacchia di Kodes. Il nostro giocatore per un oretta e un set e mezzo infilò puntualmente di passanti, il campione romano, prima che questi tirasse fuori il meglio di se venendo fuori dall'intricata situazione. Restò comunque la grande soddisfazione per aver fatto tremare l'affermatissimo giocatore.

Il secondo episodio avvenne in ottobre al Circolo, quando per appoggiare la candidatura a presidente della FIT del presidente Stante, la squadra del Canottieri Olona di Milano organizzò una sorta di giro elettorale. Vennero in esibizione presso il Circolo: Nicola Pietrangeli, Ion Tiriac, lo slavo Boro Jovanovic e Beppe Merlo; nonchè la pluricampionessa nazionale Lea Pericoli e Roberta Beltrame. Furono organizzati alcuni incontri/esibizione davanti ad un pubblico strabocchevole.  

(Notizie tratte dal libro uscito per il 50esimo anno del Circolo Tennis Arezzo; 1952-2002)




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